Mercoledì 8 aprile si torna a fare quella cosa molto semplice e molto pericolosa: sedersi tranquilli, ridere due minuti e finire a difendere l’indifendibile davanti a un tavolo di testimoni.
Almeno per ora, sì.
Dopo un bel po’ di serate passate tra lettere bastarde, squadre in piena crisi diplomatica, risposte inventate sul momento e persone convinte di avere ragione anche quando non avevano neanche una base legale per sostenerlo, Nomi, Cose, Città torna da Oltreborgo per l’ultima data di questa tornata.
Poi magari torna. Poi magari no. Poi magari ci manca troppo e ricominciamo. Ma questo è un problema del futuro. Intanto il presente dice una cosa sola: mercoledì 8 aprile alle 21:00 si fa l’ultimo giro.
Se ci sei già stato, sai perfettamente come va: arrivi convinto di passare una serata leggera, ordini qualcosa, ti siedi, fai il brillante, e poi all’improvviso ti ritrovi a litigare con degli amici su una città con la B, un animale improbabile o una risposta che non sta in piedi ma che ormai hai deciso di difendere fino alla fine.
Se non ci sei mai stato, la spiegazione è semplice: Nomi, Cose, Città è uno di quei giochi che tutti pensano di saper fare, fino a quando parte davvero. E lì si vede il carattere. O più spesso la sua totale assenza.
Vieni con la tua banda oppure ti sistemi al volo. Tanto il clima da tavolo si crea subito: complicità, tradimenti e accuse leggere nel giro di pochi minuti.
Il meccanismo è semplice. È il tuo cervello a complicarlo, soprattutto quando decide di abbandonarti proprio sulla cosa più facile della serata.
Perché una parte del gioco è conoscere la risposta. L’altra è dirne una a caso con sufficiente faccia tosta da far vacillare il tavolo.
Perché è l’ultima. Almeno per ora. E questa cosa, da sola, basta già.
Ma anche perché Nomi, Cose, Città al Borgo non è mai stato solo un gioco: è una serata intera che si regge su risate, caos organizzato, pressione sociale inutile ma bellissima, amici che crollano sulle parole più semplici e tavoli che diventano piccoli tribunali popolari.
No. Serve giusto un minimo di prontezza, una squadra con un battito cardiaco e la serenità di accettare che prima o poi dirai una sciocchezza davanti a tutti.
Per niente. Le squadre si allargano, si fondono, si arrangiano. È una serata da bar fatta bene, non una selezione per la NASA.
Diciamo così: è l’ultima di questa tornata. Poi vediamo. Ma proprio perché non ci metteremmo la mano sul fuoco su un ritorno immediato, questa conviene prenderla sul serio.
Sì, decisamente. Non solo perché è una data forte, ma anche perché le ultime hanno quel vizio di riempirsi proprio mentre tu stai ancora pensando “adesso scrivo”.
L’ultima occasione, almeno per ora, per dire cose inesatte con una sicurezza commovente, difendere l’insostenibile davanti agli amici e passare una serata da Borgo fatta come si deve.
Se vuoi esserci, il momento di scrivere è adesso. Non dopo. Non domani. Non “vediamo”. Adesso.
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